LIQUORE DI RATAFIA

Densa, dolce, fruttata; è prodotta in modo artigianale, senza l’utilizzo di aromi e conservanti.

Dal colore rosso rubino brillante, la Ratafia è l’elisir per eccellenza, una vera delizia per il palato.

Accarezza il gusto e rievoca i profumi della stagione estiva quando ancora non prorompe in tutta la sua esuberante vitalità.

Le visciole mature si tuffano nel vino Montepulciano d’Abruzzo, lo avvolgono in un abbraccio di piacere stemperando la nota acida nella morbida corposità del vino rosso.

Gabriele D’Annunzio lo definì l’Elisir d’Abruzzo e attribuì al nobile infuso alcolico proprietà afrodisiache.

Nato in Piemonte più di quattro secoli fa nella spezieria dei monaci cistercensi, il Ratafià raggiunge i monasteri dell’Italia Centrale.

È proprio in Abruzzo che perde l’originaria accentazione; diventa nel linguaggio comune Ràtafia e si radica a tal punto in quei territori montani da essere identificata essa stessa come elemento della tradizione.

Non è un caso infatti che la Ratafia, il liquore dal sapore dolce con rimandi ai frutti di bosco, sia stata insignita del riconoscimento di prodotto agroalimentare tradizionale italiano per la regione Abruzzo.

In ogni bicchierino dell’antica bevanda c’è la narrazione di una storia, di un paesaggio, di un luogo che appartiene ai ricordi familiari e ai pranzi domenicali nelle case contadine vestite a festa.

Superbo se gustato a fine pasto, il liquore di visciole Quintessenza è ottimo per incorniciare ogni occasione.

Si consiglia l’abbinamento con il cioccolato fondente, con la pasticceria di qualità e con le tradizionali ferratelle; può essere utilizzata per arricchire una coppa di gelato o di macedonia oppure per la preparazione di deliziosi cocktail.

La temperatura ideale di servizio è tra i +2°C / +8°C

 

TipologiaLiquore da dessert e da conversazione
IngredientiMontepulciano d’Abruzzo, amarene in infusione, alcool, zucchero
GradazioneVol. 18%
Capacità bottiglie0,10 – 0,50, – 0,70 l.
ColoreRosso rubino


Curiosità


L’origine del nome

In uno scritto del 1868, il teramano Alessio De Berardinis accredita un’ipotesi piuttosto suggestiva secondo la quale l’origine del nome Ratafia andrebbe ricercata nell’usanza degli ambasciatori di paesi in guerra di stringere accordi di pace suggellandoli con le parole latine “Pax rata fiat” (“la pace è fatta”) accompagnate da un bicchiere del nobile liquore di amarene.

È molto più probabile, tuttavia, che il liquore venisse servito per negoziazioni d’uso decisamente più comune.

L’origine del nome pertanto sarebbe da collegare alla formula latina “et sic res rata fiat” (“che la cosa sia valida”), locuzione utilizzata dai notai o da privati per sancire la stipula di atti notarili o accordi commerciali.

Con il trascorrere del tempo, la parte finale della formula “rata fiant” avrebbe subito la trasformazione in “Ratafia”.

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